Malattia e visite fiscali

La malattia è definita come lo “stato patologico tale da comportare l’incapacità al lavoro e l’impossibilità temporanea alla prestazione lavorativa”.

Il periodo di comporto

Il lavoratore che si trovi in condizioni di malattia ha diritto a conservare il posto di lavoro per un periodo di tempo determinato, chiamato periodo di comporto: la durata del comporto è stabilita dalla legge e dai contratti collettivi e, spesso, varia a seconda dell’anzianità di servizio.

Tale durata può essere calcolata prendendo in considerazione il periodo massimo di assenza per un’unica malattia, oppure sommando i periodi di assenza per più episodi di malattia.

Solo una volta terminato il periodo di comporto, sia il lavoratore che il datore di lavoro possono recedere dal contratto di lavoro. Prima della scadenza del comporto, invece, il licenziamento è nullo ed, eventualmente, il datore di lavoro dovrà riproporlo al momento della guarigione o, comunque, al termine del periodo di comporto.

Il licenziamento per giusta causa, invece, è valido ed efficace anche durante la malattia del lavoratore.

Il datore di lavoro che decide di recedere dal contratto (e in questi casi si parla di licenziamento per malattia) deve comunque dare al lavoratore il dovuto preavviso.

Il lavoratore, se il contratto collettivo di riferimento lo prevede, può chiedere un’ulteriore  sospensione dal lavoro sotto forma di aspettativa non retribuita, per garantirsi la conservazione del posto per un periodo più lungo.

Inoltre, i contratti collettivi possono “abolire” il periodo di comporto nei casi di assenza del lavoratore per terapie salvavita (es. chemioterapia) oppure per malattie che richiedono lunghi periodi di ricovero o di cure riabilitative e post operatorie.

L’indennità di malattia

L’indennità di malattia, in base alla categoria a cui appartiene il lavoratore, può essere:

  • una parte a carico dell’INPS e una parte integrativa a carico del datore di lavoro: in questo modo vengono indennizzati tutti gli operai, a qualsiasi settore appartengano, e gli impiegati del settore terziario.I primi 3 giorni di malattia non vengono indennizzati: è il cosiddetto periodo di carenza.
    Dal quarto giorno l’INPS corrisponde l’indennità in questa misura:
    – 50% della retribuzione media globale giornaliera dal 4° al 20° giorno di malattia;
    – 66,66% della retribuzione media globale giornaliera dal 21° al 180° giorno di malattia.
    La retribuzione media globale su cui viene calcolata l’indennità è quella percepita dal lavoratore nel mese precedente all’insorgere della malattia e comprende, oltre allo stipendio, anche i compensi per lavoro straordinario, le ferie godute e le indennità.La misura dell’integrazione a carico del datore di lavoro, invece, viene fissata dal Contratto Collettivo di riferimento: nella maggior parte dei casi, comunque, è stabilito che la quota integrativa deve raggiungere il 100% della retribuzione che il dipendente avrebbe percepito se fosse stato presente al lavoro.Anche la quota a carico INPS viene generalmente anticipata in busta paga dal datore di lavoro (che effettuerà poi un conguaglio con l’INPS).
  • interamente a carico del datore di lavoro: sono i dirigenti, gli apprendisti e gli impiegati, esclusi quelli del settore terziario.
    La misura dell’indennità è, in questi casi, interamente stabilita dal CCNL applicato.

Il certificato medico

In caso di malattia, il lavoratore deve innanzitutto comunicare, il più presto possibile, al datore di lavoro la sua assenza; poi, nei due giorni successivi deve richiedere al medico il rilascio del certificato di malattia.

Il certificato medico,  per essere valido,  deve contenere alcuni dati fondamentali:

  1. i dati anagrafici del lavoratore e il suo domicilio (che può essere diverso dall’indirizzo di residenza);
  2. la durata (prognosi) della malattia: serve al datore di lavoro per sapere quanti giorni di assenza dal lavoro il medico ha prescritto al lavoratore;
  3. il giorno di inizio o di continuazione della malattia;
  4. il giorno e il luogo di redazione del certificato;
  5. firma e timbro del medico;

Fino al 2010 il lavoratore doveva, entro i due giorni lavorativi successivi all’inizio della malattia, recapitare a mano o far pervenire tramite raccomandata il certificato medico, una copia al datore di lavoro e una all’INPS.

Oggi, invece, l’invio del certificato medico è esclusivamente telematico: il medico trasmette per via telematica all’INPS l’attestato di malattia che a sua volta lo invia immediatamente al datore di lavoro.

Al lavoratore viene rilasciata una copia del certificato sul quale è indicato un numero di protocollo identificativo che dev’essere comunicato al datore di lavoro, nel caso lo richieda.

L’invio telematico ha lo scopo di evitare le violazioni a causa dei numerosi ritardi nell’invio e nella consegna dei certificati di malattia.

La possibilità di rilasciare il certificato medico in forma cartacea rimane soltanto nel caso di impossibilità di utilizzare il sistema di invio telematico da parte del medico oppure nei casi di certificati di pronto soccorso, di ricovero o di dimissioni ospedaliere.

Le visite fiscali

La visita fiscale serve per accertare l’effettivo stato di salute del lavoratore assente per malattia. Può essere predisposta direttamente dall’INPS (prelevando a campione tra i certificati medici inviati), oppure richiesta all’ASL dal datore di lavoro che, in questo caso, ne sostiene il costo.

Nel certificato medico deve essere specificato il domicilio del lavoratore, cioè il luogo in cui il medico dell’ASL deve recarsi in caso di visita fiscale. Se il lavoratore non è presente all’indirizzo indicato, gli viene lasciato un avviso per presentarsi ad una visita presso l’ASL, all’Ufficio Visite Fiscali. In questi casi, la visita in ambulatorio sostituisce quella a domicilio.

Per tutti i giorni di malattia indicati nel certificato medico, il lavoratore deve essere reperibile in fasce orarie determinate e cioè: dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00.

Per i dipendenti pubblici le fasce orarie sono diverse: dalle 09.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00.

All’infuori di questi orari il lavoratore può sottrarsi alla visita fiscale, senza che ciò comporti un rifiuto da parte dell’INPS a pagare l’indennità di malattia.

Il lavoratore può essere sottoposto soltanto ad una visita fiscale, dopodiché, se la prognosi del medico è confermata, non è più tenuto a rispettare le fasce di reperibilità e il datore di lavoro non può richiedere ulteriori controlli.

E’ importante tener presente che la visita fiscale non è un semplice controllo della presenza in casa del lavoratore, ma è soprattutto un controllo dell’effettiva sussistenza della malattia certificata dal medico di base: il medico dell’ASL che effettua la visita fiscale, infatti, se lo ritiene opportuno, può modificare la prognosi e ridurre i giorni di malattia assegnati al lavoratore.