Collaborazione occasionale

Il contratto di lavoro occasionale, introdotto dalla “Legge Biagi”, non è un contratto di lavoro subordinato, ma un’attività autonoma prestata occasionalmente al servizio di uno o più datori di lavoro.

La riforma Biagi distingue due tipi di lavoro occasionale: il lavoro occasionale “ordinario” ed il lavoro occasionale “accessorio”.

Il lavoro occasionale

Le prestazioni occasionali “ordinarie” sono collaborazioni lavorative autonome che non possono superare, nello stesso anno, la durata di 30 giorni e i 5.000 euro di compensi percepiti per la totalità dei committenti; se vengono superati questi limiti di durata e di retribuzione, il contratto di lavoro occasionale decade e si applicano le norme previste per il contratto a progetto.

Il contratto di lavoro occasionale può essere utilizzato per qualsiasi tipo di lavoro e non ci sono limitazioni per quanto riguarda l’oggetto della prestazione lavorativa.

Non è necessaria l’apertura di una partita IVA e nemmeno l’iscrizione ad un albo professionale: è sufficiente che il collaboratore presenti al datore di lavoro una ricevuta per prestazione occasionale. Il datore di lavoro verserà, per conto del collaboratore occasionale, una ritenuta d’acconto sul compenso pari al 20%.

Inoltre, l’iscrizione alla Gestione Separata INPS dei collaboratori è obbligatoria soltanto per redditi imponibili superiori a 5.000 euro: i collaboratori occasionali, quindi, sono esentati dall’obbligo di versare i contributi.

Ci sono però alcuni soggetti esclusi, che non possono cioè prestare attività di lavoro occasionale: i dipendenti pubblici, coloro che sono iscritti ad albi che esercitano professioni intellettuali, coloro che appartengono a commissioni e ad organi di amministrazione, chi lavora presso enti sportivi legalmente riconosciuti come il CONI.

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Il lavoro occasionale accessorio

Il lavoro occasionale accessorio è stato introdotto per promuovere la legalizzazione di tutte quelle attività lavorative che generalmente non vengono regolarizzate perché svolte in modo saltuario e che fanno parte del “lavoro nero”.

Tali attività sono:

  • piccoli lavori domestici a carattere straordinario, come l’assistenza a bambini, anziani, ammalati o soggetti con handicap;
  • l’insegnamento privato supplementare;
  • i piccoli lavori di giardinaggio e manutenzione di edifici;
  • la collaborazione a manifestazioni culturali, sociali o sportive;
  • la collaborazione con associazioni di volontariato ed enti pubblici per l’esecuzione di lavori di solidarietà o di emergenza (ad esempio, in caso di calamità naturali).

Queste sono le uniche attività alle quali può essere applicato il lavoro occasionale accessorio; al di fuori di esse si dovrà ricorrere ad un altro tipo di contratto.

Il datore di lavoro può essere un cittadino privato, un imprenditore, un ente senza scopo di lucro come ad esempio un’associazione di volontariato o una cooperativa, oppure un ente pubblico.

Esiste un limite economico all’utilizzo del lavoro occasionale accessorio: i compensi percepiti dal lavoratore da parte di tutti i committenti non possono infatti superare i 5.000 euro annui.

Se il committente è un imprenditore commerciale o un professionista, il compenso percepito non può superare i 2.000 euro per ogni singolo committente.

Il lavoro occasionale accessorio è organizzato in maniera del tutto innovativa: innanzitutto, chi ha intenzione di fornire prestazioni di lavoro accessorio deve comunicarlo al Servizio per l’Impiego competente nella zona o alle Agenzie per il Lavoro accreditate; gli verrà consegnata una tessera magnetica da cui risulta la sua disponibilità lavorativa.

A sua volta, il privato o l’ente che ha intenzione di assumere lavoratori con questo tipo di contratto, acquisterà presso le rivendite autorizzate (di solito presso l’Inps) i cosiddetti “buoni lavoro”, che valgono 10,00 euro l’uno, che consegnerà al lavoratore come retribuzione.

Il lavoratore potrà ritirare il compenso consegnando i buoni in Posta (o presso altri sportelli autorizzati con decreto del Ministero del Lavoro) e ricevendo, per ogni buono presentato, 7,50 euro netti, cioè 10,00 euro meno il 25%: infatti, i contributi verranno regolarmente versati dal datore di lavoro in questo modo:

  • contributi alla Gestione Separata Inps: 13%
  • contributi all’INAIL: 7%
  • percentuale per gestione del servizio: 5%